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Avstånd

15,97 km

Höjdökning

2 237 m

Svårighetsnivå

Mycket svår

Höjdsänkning

2 237 m

Max höjd

2 007 m

Trailrank

61

Min höjd

444 m

Trail type

Slinga

Tid

12 timmar 5 minuter

Koordinater

10502

Uppladdad

11 september 2021

Registrerad

september 2021
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2 007 m
444 m
15,97 km

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i närheten av Casa Candaten, Veneto (Italia)

Salita per una delle due vie normali a una delle vette escursionistiche meno frequentate dei Monti del Sole.
La guida di riferimento è la solita “Monti del Sole e Piz de Mezodì” di Pietro Sommavilla e Luca Celi.
L’altra via considerata “normale” è quella dell’itinerario → Monti del Sole: Le Stornàde per la Val dei Zoldani e la Cengia Alta del Versante Est partendo da La Muda.
Visti insieme i due itinerari, è chiaro che salta subito in mente la possibilità di una bella traversata tra versanti diversi.
Tuttavia, sconsiglio traversate se non si è già affrontata in salita la via scelta per la discesa.
Se si vuol comunque affrontare la traversata senza esperienze pregresse, è decisamente meglio fare in salita quella di questa escursione e l’altra in discesa.
La valutazione è “molto difficile” considerando “difficile” la tecnica e “molto” l’orientamento.
È un itinerario assai vario e complicato, dove il territorio offre segnali direzionali sufficienti ma nulla di più, e dove bisogna puntare innanzitutto a non sbagliare mai.
Bisogna sfruttare bene la salita per poter effettuare una discesa senza problemi.
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Il versante est Le Stornade è “tagliato” da tre cenge-bancate sovrapposte distanziate di circa 70/100 metri di dislivello l’una dall’altra.
Non hanno un nome definito, e per praticità mi riferisco con i nomi “Cengia Bassa, Mediana e Alta del Versante Est Le Stornade”.
Questa escursione passa per tutti e tre i livelli di cengia.
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Salita alla Forzèla dei Vanùz al livello della Cengia Mediana del Versante Est Le Stornade
Altimetro a pressione tarato a quota 440 al parcheggio auto della Chiesa di San Gottardo.
Dalla fine del tratto ciclabile della Via degli Ospizi in arrivo da San Gottardo, in circa 200 metri si arriva ad attraversare, ancora al livello del Torrente Cordevole che sta sulla destra, un canaletto che quasi sempre ha portata d’acqua.
Poi il sentiero inizia a salire e, dopo circa 350 metri in linea d’aria (dunque un po’ di più come percorrenza a piedi), sulla sinistra si stacca un buon sentierino che contorna la Val Fogarè in destra idrografica e si unisce a quello di questa escursione all’imbocco della Val della Fratta.
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Il sentierino variante di cui sopra, è quello dell’itinerario → Monti del Sole: La Rochéta per l'Acquedotto Val Fogarè e Fratta di Falisèppo con discesa per la Val dei Zoldani da San Gottardo.
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Si continua sulla Via degli Ospizi, si sale ancora per pochi metri e si scende nuovamente al livello del Torrente Cordevole per attraversare la confluenza della Val Fagaré o Fogaré nella Val Cordevole.
(Qui su una tabella ENEL è scritto Val Fogaré, mentre nella guida ci si riferisce come Val Coraie).
Poco più di 300 metri dopo il torrentello della Val Fogarè, e in tendenza salita, si arriva a un gruppo di evidenti tagli di alberi dove a sinistra si stacca un sentiero con bolli rossi ENEL, e qui si abbandona la Via degli Ospizi per il tracciato che principalmente va verso il Col dei Béch.
Si sale a sinistra per poco più di 100 metri lineari fino a un bivio con una traccia molto più esile sulla destra, ma ben segnalata da grandi bolli rossi ENEL.
Qui c’è un errore nella guida che scrive «… si va a sinistra ripidamente a un grande traliccio della linea elettrica …».
Il traliccio si vede poco più in alto nel bosco, ma per il ripido di collegamento si va a destra – a sinistra il sentiero prosegue in piano seguendo altri bolli ENEL, e poi ritorna sopra il ripido di destra che oggi era quasi coperto di alte felci.
Da un lato o dall’altro si arriva al traliccio e subito dopo il sentiero ritorna evidente.
Si continua passando un paio di tornanti fino a un lungo rettilineo dove a quota 580 circa c’è un bivio con un sentiero che torna indietro come direzione con tornantino sinistro: qui si abbandona la via per il Col dei Béch e si va a sinistra.
Il sentiero continua evidente prima in direzione sud-ovest e poi nord-ovest con tratti di quasi-cengia molto alti su pareti verticali, e arriva all’imbocco della Val della Fratta appena prima (e sopra come livello) di un saltino.
Si entra nella Val della Fratta dal lato destro direzione salita e si passa a sinistra seguendo un paio di ometti e piccoli bolli rossi.
Ora si sale un tratto a poca distanza dal fondo seguendo anche qualche ramo tagliato, e più o meno in 5 minuti si arriva al punto in cui il sentiero si alza decisamente dall’impluvio per rimanere alto lungo il fianco boschivo di quel lato della Val della Fratta.
Ci sono 3 o 4 alberi abbattuti proprio dove il sentiero svolta per alzarsi, e serve un po’ di osservazione per rilevare la traccia che, con relativi segnavia, si ritrova poco più in alto.
Più che aggirare-saltare ogni singolo tronco per ritrovare subito la traccia di camminamento, conviene fare un taglio più deciso sul ripido pendio tenendo d’occhio le linee del sentiero più in alto che si intuiscono.
“Bypassando” così qualche tornantino, poi alberi abbattuti non ce ne sono più, e seguendo ometti, bolli e rami tagliati dopo vari tornanti si arriva a un lungo traverso verso sinistra che porta sul filo della dorsale che divide la Val della Fratta con la Val Col dei Boi.
Qui ho ritarato l’altimetro a pressione a quota 880 per seguire bene le successive indicazioni della guida.
Per entrare in Val Col dei Boi si scende qualche metro per la dorsale e si svolta a destra per un evidente sentiero dove continuano i rami tagliati e qualche piccolo bollo rosso (si può anche attraversare semplicemente la dorsale risparmiando qualche metro di percorrenza).
Anche qui ci sono tratti di quasi-cengia con un breve passaggio DELICATO di tre passi assai esposti appena prima di un antro nero con stillicidio.
Con tendenza leggera salita si arriva all’impluvio della Val Col dei Boi a quota 935/940 circa.
Secondo la guida il luogo è detto “Ère del Sambùch” – la descrizione prosegue con «Un sentiero sale di qui per il versante destro idrografico di questa valle, ma le sue tracce ben presto si perdono. Conviene perciò salire un buon tratto nel fondo, fino a quota 1070 c., ove si ritrova la traccia che sale verso Ovest …».
A mio giudizio, ora la situazione è un po’ diversa.
All’arrivo nell’impluvio si è su uno slargo del fondo valle con un canale secondario che confluisce dall’altro lato (quindi dalla destra idrografica della Val Col dei Boi): ci sono un paio di ometti in giro ma non sembrano indicare una direzione precisa.
Se si prosegue direttamente nel fondo della Val Col dei Boi si trova subito un salto assai difficile da superare e che bisognerebbe comunque aggirare sul fianco destro idrografico, o sinistra direzione salita, con una ridiscesa non semplicissima.
In realtà, se si entra per pochi metri nel canale secondario (5/10?) si dovrebbe notare una traccia sulla destra che sale sulla costa divisoria dei due impluvi, e c’è un rametto tagliato di segnalazione, anzi è un piccolo arbusto tagliato piantato a terra quasi verticale.
Seguendo la traccia si sale più o meno sul filo della costa divisoria, e anche se è inerbata (e in qualche tratto multipla) si prosegue bene trovando anche altri piccoli rami tagliati.
La traccia di sentierino più avanti cala dolcemente, poco sopra quota 1.000, nel fondo della Val Col dei Boi poco prima di un tratto largo dove sulla destra c’è uno scivolo erboso.
Salendo per lo scivolo erboso ho trovato ancora qualche ramo tagliato e poi c’è un facile saltino in discesa che porta a pochi metri da un salto verticale nell’impluvio e alla quota di circa 1.070 indicata dalla guida per l’uscita definitiva dal fondo valle.
Appena si esce verso sinistra si trova subito un buon camminamento, e da qui in poi bisogna far affidamento solo sui rami tagliati quasi sempre sottili e verticali da terra.
L’impronta di sentiero supera il parallelo dell’ultimo salto trovato nell’impluvio, torna indietro sempre in salita, esegue varie svolte e cala di qualità.
Si va verso sud-ovest e poi ovest in salita decisa su un pendio arrotondato che affianca un largo e profondo canale che si “intuisce” sulla propria sinistra: qui si va piano per individuare tutti i segni.
Salendo più di 100 metri di dislivello dal fondo della Val Col dei Boi si arriva all’attraversamento di un gran canale su un panoramico “piattone roccioso” con “super-covolo” appena sopra che incide la fascia rocciosa.
Ora si traversa per qualche decina di metri fino ad entrare in un canalino pietroso per i primi metri (poi boschivo), che bisogna risalire per un 25 o 30 metri di dislivello prima di ritrovare i rami tagliati che fanno uscire per una traccia verso sinistra (direzione est a questo punto).
Sempre con molta attenzione ai tagli si esce dalla vegetazione coprente, si svolta verso sud sul ripido e poi si “cavalca” un bel crinale in campo aperto verso ovest (QUI IN SALITA È ABBASTANZA EVIDENTE, MA NON LO È AFFATTO IN DISCESA).
Si arriva così alla base di una fascia rocciosa dove, verso destra, inizia la Cengia Bassa del Versante Est Le Stornade: per la Forzèla dei Vanùz si continua verso sinistra e qui finiscono i tagli di rami di segnalazione.
Verso sinistra si nota una conca per lo più erbosa e più a sinistra in alto si intuisce benissimo la posizione della Forzèla dei Vanùz sopra una fascia boscosa.
Si attraversa la conca dove conviene, a mio giudizio, perdere qualche metro di quota e passare sotto un covolo per poter usufruire di una base di camminamento più regolare e agevole.
Dopo il covolo si entra nel bosco e si finisce nel canalino pietroso che scende dalla Forzèla dei Vanùz.
Subito all’ingresso del canalino ho trovato una ripida placca liscia e bagnata: aggiramento verso sinistra nel RIPIDO boschivo (verso destra direzione salita c’è una parete verticale).
Poco dopo il rientro c’è una piccola placchetta sempre umida ma superabile in salita (in discesa è più difficile e l’ho aggirata).
Infine, con “ravanamento” finale non particolarmente difficile, si arriva alla Forzèla dei Vanùz.
In totale, sono circa 70 metri di dislivello da risalire nel canalino.
Vista spettacolare verso la Val Coraie e … pausa!
In realtà, si può evitare l’impluvio del canale fin quasi alla fine insistendo sul lato sinistro direzione salita in continuazione del primo aggiramento.

Dalla Forzèla dei Vanùz all’attacco della salita finale a Le Stornade salendo dalla Cengia Mediana alla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade
La Forzèla dei Vanùz si trova al vertice sud della Cengia Mediana del Versante Est Le Stornade: bisogna percorrerla per un tratto prima di salire alla cengia superiore.
Si inizia in direzione nord-est per poco più di 200 metri in linea d’aria e con viste molto aperte: non è difficile con un punto di attenzione in corrispondenza di un piccolo franamento.
Poi si trova un gendarme allo spigolo di svolta verso nord: ora sulla cengia c’è più vegetazione, è un po’ più contorta e con meno di 150 metri in linea d’aria (di più come camminamento viste le varie rientranze) si arriva all’attraversamento piatto di un canale con evidente ometto.
Pochi metri prima dell’ometto c’è un isolato gruppo di rami di mugo tagliati, quasi a voler far rallentare perché è quasi il momento di uscire.
Sulla destra direzione salita del canale, si apre un ripido pendio erboso che rompe la continuità della fascia rocciosa verticale e che bisogna risalire.
Dopo un primo tratto ci si sposta verso sinistra sopra una dorsale secondaria, e poi ancora un po’ verso sinistra da dove si intuisce già l’arrivo sopra la Cengia Alta del Versante Est Le Stornade.
Qui il pendio erboso non è più un canale e si allarga parecchio, offrendo più linee e possibilità di uscita.
In ogni caso, per l’attacco alla via finale per la vetta, arrivati all’ultimo livello di cengia bisogna svoltare a sinistra.
Dal punto in cui sono uscito oggi, l’attacco è a circa 50 metri in linea d’aria o 75/80 di camminamento.
Il dislivello, in questo punto, tra cengia mediana e cengia alta è di circa 70 metri.

Salita finale a Le Stornade dalla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade
La salita finale inizia per un canalino con un attacco di vari metri continui su roccia compatta tra il I° e II° grado.
Si può evitare – e l’ho fatto – salendo una traccia diagonale che inizia pochi metri prima di arrivare all’impluvio del canalino: gli ultimi 3/4 passettini per arrivare sopra il bordo superiore dell’attacco sono un po’ appesi e delicati, ma con attenzione si riesce.
Non ho visto segnalazioni al punto di deviazione dalla cengia verso la traccia di salita, ma dopo qualche metro nella traccia si vede un gran ramo di mugo orizzontale con vari rametti tagliati.
Poi il “canalino diventa canale”, ed è sempre fattibile senza arrampicare usando le mani solo per appoggi di tanto in tanto.
Si restringe e si allarga più volte prima di aprirsi definitivamente nella parte più alta.
Verso la fine si piega leggermente sulla destra per andare a prendere più comodamente la traccia che sta alla base della fascia rocciosa: c’è anche una diramazione verso sinistra meno ripida e poco più lunga.
Da qui si entra nel primo dei due “van” o circhi che caratterizzano la parte alta del versante est Le Stornade.
All’ingresso la fascia rocciosa (che sta a sinistra in direzione salita) si alza con una discontinuità di linea, e per riportarsi vicino alla base c’è il tratto con i passaggi più stretti e peggio segnalati: è un tratto breve e anche “ravanando semplicemente tra i mughi” (se non ci si vuole fissare a trovare i corridoi quasi nulli) non si perdono più di 5 minuti.
Ora si contorna questo primo e più piccolo “van” stando attenti alle linee tra i discontinui tagli di rami di mugo che indirizzano su corridoi “reali ma poco visibili se non si fa l’occhio alla situazione”.
Il circo di questo “van”, comunque, è su base per lo più erbosa, e dopo il doppiaggio di una costa si entra nel Van Grant o Van de Le Stornade.
Questo – come “suggerisce” il nome – è ben più grande e, soprattutto, è più variegato.
L’aspetto di maggior attenzione – sia in salita ma soprattutto in discesa – è l’attraversamento di alcuni canalini secondari, dove si cambia di livello tra immissione e uscita.
In salita ho sempre individuato subito i tagli di uscita, ma in discesa non si vedono bene, anzi si vedono meglio alcune “false tracce”: mentre si sale bisogna MEMORIZZARE BENE questi passaggi per non perdere tempo al ritorno (io ho piazzato qualche spezzone di nastro biancorosso da cantiere recuperandolo poi in discesa).
Anche nei semplici traversi i camminamenti a volte passano sopra dei piccoli saltini “con opzioni multiple di ingresso-uscita tra i mughi”, e bisogna memorizzare bene le opzioni corrette per il ritorno: i tagli di rami sono pochi e non in tutti i punti che possono lasciare dei dubbi.
Già all’ingresso del Van Grant si nota il “muro di erba e saltini” che lo chiude dall’altro lato, e che bisogna risalire per accedere alla cresta est finale.
Come sempre, la distanza crea un effetto schiacciamento che accentua l’impressione di ripidità del tutto.
È comunque ripido e a tratti molto ripido, ma l’ho trovato sufficientemente gradinato da poter avanzare senza gran fatica, e avanzando si capiscono bene le linee da tenere per evitare i saltini.
C’è un covolo-grotta segnalato in guida poco oltre i 1850 metri di quota incastrato nell’unica fascia continua di roccette.
Pochi metri a sinistra direzione salita, e in corrispondenza di un paio di mughi, c’è il “punto debole” della fascia che si supera con un paio di passi di I° grado.
Poi sempre in buona pendenza e con più gradini sporchi di ghiaia si arriva sopra la cresta, per la quale si va in vetta seguendo un taglio tra i fitti mughi veramente molto opportuno.
Qui c’è un solo saltino, segnalato con ometto, dove si usano le mani con singolo passo di I° grado.
I punti vetta sono due con due ometti, uno grande al punto est e uno piccolo al punto ovest.
Conviene visitarli tutti e due perché ognuno nasconde parte della vista all’altro.

Considerazioni finali, soprattutto per la discesa
Come ho scritto sopra, sfruttare bene la salita per poter fare una discesa con meno problemi possibili.
In moltissimi punti, salita e discesa danno un “quadro” completamente diverso del passaggio che si sta affrontando, e quello che in salita è intuitivo può benissimo non esserlo in discesa.
Nei singoli passaggi il GPS non serve a nulla.
Io avevo due terminali impostati uno con GPS + GALILEO e l’altro con GPS + GLONASS: tutti e due si sono alternati con blocchi e reset per problemi di segnale.
Anche le bussole elettroniche dei terminali sono andate in “gran sofferenza” e ho dovuto ritararle più volte.
Per farla breve, qui più della tecnologia – comunque utile – contano la capacità di osservazione del territorio e una buona memoria.
Se rimane “tempo di orologio” e il “tempo meteo” è buono, consiglio una buona pausa rilassante in vetta per ripartire lucidi dopo aver ripassato mentalmente i punti meno intuitivi: oggi sono stato in vetta 45 minuti. 🌞

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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 1.800 metri e non oltre 2.200 come indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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Waypoint

01 - Inizio escursione a fine tratto ciclabile della Vai degli Ospizi in arrivo da San Gottardo

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02 - Attraversamento confluenza della Val Fogarè o Fagarè nella Val Cordevole

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03 - Uscita dalla Via degli Ospizi per il sentiero del Col dei Béch

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04 - Uscita verso sinistra dal sentiero del Col dei Béch verso l'interno della Val Fogarè o Fagarè

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05 - Uscita dalla Val Fogarè o Fagarè e imbocco della Val della Fratta

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06 - Arrivo sopra la dorsale divisoria tra la Val della Fratta e la Val Col dei Boi

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07 - Passaggio esposto prima di un antro nerastro in direzione del fondo della Val Col dei Boi

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08 - Ritrovo traccia in canale secondario all'attraversamento impluvio della Val Col dei Boi in località Ère del Sambùch

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09 - Rientro temporaneo nell'impluvio della Val Col dei Boi

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10 - Uscita definitiva dall'impluvio della Val Col dei Boi poco prima di un salto verticale

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11 - Attraversamento largo canale con grande covolo poco sopra il camminamento

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12 - Ingresso in canale-valloncello boschivo da risalire per una trentina di metri di dislivello

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13 - Uscita in salita verso sinistra da canale-valloncello boschivo seguendo i rami tagliati

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14 - Foto dalla dorsale finale verso la Cengia Bassa del Versante Est Le Stornade

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15 - Arrivo sotto la fascia rocciosa dell'inizio-fine sud della Cengia Bassa del Versante Est Le Stornade

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16 - Covolo lungo la conca in direzione del canalino finale per la Forzèla dei Vanùz

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17 - Arrivo nel canalino finale per la Forzèla dei Vanùz

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18 - Forzèla dei Vanùz e inizio tratto lungo la Cengia Mediana del Versante Est Le Stornade

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19 - Foto lungo la Cengia Mediana del Versante Est Le Stornade

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20 - Breve franamento e arrivo a gendarme lungo la Cengia Mediana del Versante Est Le Stornade

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21 - Ometto alla base del canale erboso di collegamento tra Cenge Mediana e Alta del Versante Est Le Stornade

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22 - Foto nel finale del collegamento verso la Cengia Alta del Versante Est Le Stornade

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23 - Arrivo sulla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade

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24 - Uscita dalla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade per traccia sopra salto roccioso di inizio canale

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25 - Foto nella parte alta del canale di uscita dalla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade

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26 - Arrivo in testata del canale di uscita dalla Cengia Alta del Versante Est Le Stornade

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27 - Foto nella parte iniziale del primo 'van' di accesso verso la vetta Le Stornade

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28 - Foto in entrata del Van Grant o Van de Le Stornade

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29 - Arrivo a canalino secondario da risalire parzialmente nel Van Grant o Van de Le Stornade

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30 - Arrivo a canalino secondario da risalire parzialmente nel Van Grant o Van de Le Stornade

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31 - Foto a inizio risalita del ripido finale di accesso alla cresta est Le Stornade

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32 - Grotta utile come riparo di emergenza poco sotto l'arrivo sulla cresta est Le Stornade

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33 - Arrivo sulla cresta finale est Le Stornade

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34 - Foto dalla cresta finale est Le Stornade

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35 - Foto dalla cresta finale est Le Stornade

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36 - Ometto di vetta est Le Stornade

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37 - Ometto di vetta ovest Le Stornade

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