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Avstånd

12,6 km

Den sammanlagda höjden

1 400 m

Svårighetsnivå

Medel

Max elevation

1 557 m

Trailrank

61

Min elevation

388 m

Trail type

Loop

Tid

5 timmar 51 minuter

Koordinater

5487

Uploaded

10 oktober 2021

Recorded

oktober 2021
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1 557 m
388 m
12,6 km

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i närheten av Marziai, Veneto (Italia)

Salita al Monte Zogo via Col de Tucche sulle tracce di vecchi sentieri per lo più originati dal lavoro dei boscaioli, e poi solita prosecuzione fino al Monte Cesen.
Per la discesa, avevo programmato un anello con chiusura alla Casera Bodol, dove per arrivarci bisogna passare per la Val della Scaletta.
Dal Monte Cesen all’imbocco della Val della Scaletta ci sono più possibilità facili “allargando” il giro in direzione del Monte Mariech: un esempio tra i possibili è quello della ciaspolata → Prealpi Trevigiane e Bellunesi: Monte Cesén, Monte Mariech e Monte Zogo (o Monte Doc) da Valpiana di Segusino (e foto del lupo).
Oppure si può tornare alla Forcella del Monte Zogo e svoltare a destra con percorrenza minore.
Oggi, invece, ho scelto un “fuoripista” iniziale per il vallone che si imbocca, con direzione nord-ovest, dopo una breve discesa iniziale su prato verso nord dalla vetta del Monte Cesen – questo vallone è più o meno parallelo alla Val de la Contessa.
In questo modo si arriva con linea diretta in Val delle Scaletta: è una scelta “tecnica” e non di risparmio di tempo perché, così facendo, la percorrenza lineare è minore … ma si va più piano.
Ho indicato livello di difficoltà “medio” non considerando questa variante in “fuoripista”, anche se a mio giudizio non è difficile in condizioni (come oggi) di asciutto e terreno non freddo.
Per la salita al Monte Zogo da Pra Curt di Marziai, la guida di riferimento è “Itinerari selvaggi tra Grappa e Cesen” di Giorgio Grandin (CIERRE Edizioni).

Appunti … per il parcheggio in località Pra Curt
L’escursione inizia circa 50 metri prima del cartello “PRA CURT” in corrispondenza di una strettissima stradina asfaltata senza uscita che si stacca, rispetto alla principale comunque stretta, con tornantino destro direzione arrivo.
All’imbocco della stradina asfaltata senza uscita si nota, poco sopra, una classica “casetta di acquedotto” che copre un serbatoio.
Di fronte c’è un piccolo spiazzo che serve come area di manovra per girare dentro la stradina senza uscita con i piccoli mezzi locali di lavoro agricolo-boschivo.
Con la dovuta attenzione a non impedire le manovre, si possono piazzare un paio di auto, anche poco sotto imboccando un’altra stradina laterale in discesa.
In alternativa si prosegue sulla principale e si cerca qualche singola piazzola ai lati.
È tutto molto stretto e non si riesce a girare l’auto per il ritorno se non a un comodo tornante che si trova dopo circa 1 km.

Da Pra Curt di Marziai al Col de Tucche, Monte Zogo (o Monte Doc) e Monte Cesen
Imboccata la stradina asfaltata senza uscita di inizio escursione, dopo 50 metri lineari si stacca a sinistra la traccia di una buona mulattiera.
La mulattiera si stringe quasi subito a sentiero ed arriva a rimontare sulla dorsale che porta a Pian de Bodol.
Qui c’è un tornante destro e poi un breve tratto con arbusti (non ci sono rovi) dopo il quale il camminamento del sentiero si allarga.
Il sentiero continua evidente con tratti a fianco di qualche vecchio solco per il trasporto legna a valle.
Prima di arrivare a Pian de Bodol la dorsale si allarga e si appiattisce, e come sempre quando le linee non sono più obbligate il sentiero è meno marcato ma in questo caso sempre riconoscibile e su terreno non difficile.
Da destra direzione salita si notano un paio di varianti che arrivano sempre dalla zona di Marziai.
Con un ultimo tratto su prato a fianco del bosco si arriva ad attraversare la mulattiera che taglia Pian de Bodol, dove c’è il bivio di andata-ritorno di questa escursione.
Si attraversa la larga mulattiera incontrando i ruderi di Casera Bodol (con una delle piccole costruzioni ristrutturata) e si prosegue su tracce più esili delle precedenti.
Poco dopo il sentiero piega a sinistra allontanandosi dal filo di dorsale.
Qui la guida indica di non seguirlo perché poi svanisce nel bosco, e continuare a seguire la dorsale.
Ora, sulla dorsale, c’è un breve tratto in rado boschetto praticamente senza tracce, e qui ho visto un paio di paletti in ferro di quelli utilizzati per montare le teleferiche temporanee per il trasporto legna a valle.
Poco dopo i paletti ricompare la traccia di sentiero che diventa più evidente arrivando a una serie di bolli rossi sbiaditi su alberi (fino a qui c’è anche qualche “macchia rossa di vernice” sulle pietre a terra).
Poi i bolli diventano “più brillanti” e affiancano per un buon tratto il sentiero, terminando prima di arrivare ai ruderi di Casera Col de Tucche.
Secondo la guida sono bolli di confine tra settori forestali, ma comunque sono nella direzione giusta ai fini dell’escursione.
Da Casera Col de Tucche la dorsale quasi si appiattisce ed è con fondo erboso in campo aperto fino all’ultima breve salita nel bosco che porta in vetta al Monte Zogo o Monte Doc.
Infine, su in vetta al Monte Cesen per la solita facile e frequentatissima via.

Discesa diretta dal Monte Cesen in direzione della Val della Scaletta e chiusura anello a Pian de Bodol
Come ho scritto all’inizio, questa è una scelta “tecnica” perché ci sono alternative molto facili per chiudere l’anello a Pian de Bodol.
Dalla Croce di vetta del Monte Cesen, sono sceso verso nord direttamente per il prato perdendo circa 90 metri di dislivello fino all’impluvio del vallone di discesa, e arrivando all’inizio del bosco.
All’ingresso nella parte boschiva l’impluvio pietroso è poco pendente mentre i fianchi boschivi del vallone sono ben ripidi.
Si può continuare un buon tratto sul fondo con attenzione solo alle pietre smosse.
Poi il fianco sinistro (sempre direzione discesa) del vallone si mantiene ripido e “poco frequentabile”, mentre quello destro inizia ad essere più camminabile seppur sempre ben inclinato.
Qui bisogna seguire le proprie preferenze, se stare tra le pietre e i piccoli saltini del fondo o uscire a destra nel bosco.
Io ho fatto un paio di dentro-fuori e poi solo fuori (sempre a destra) quando il fondo del vallone ha iniziato a degradare – nel bosco ogni tanto si riesce a sfruttare qualche decina di metri di tracce discontinue di animali.
Si arriva ad attraversare un buon sentiero (veramente una buona traccia) che taglia il fianco boschivo in orizzontale a tutti e due i lati del vallone: non è indicato in alcuna cartina e non so cosa collega.
Si prosegue oltre – più fuori che dentro il fondo – e si arriva all’attraversamento di una mulattiera indicata in tutte le cartine: è molto scassata in completo stato di abbandono.
(Dall’arrivo nel fondo del vallone a qui sono circa 140/150 metri di dislivello.)
Dopo l’attraversamento della mulattiera la pendenza del fianco boschivo diminuisce (questo tratto nelle cartine è indicato come Bosco Scaletta), e si giunge all’attraversamento della stradetta che corrisponde al sentiero CAI 1010 in corrispondenza della testata della Val della Scaletta.
(Dall’attraversamento della mulattiera precedente a qui sono circa 160 metri di dislivello.)
Dal punto di immissione nella stradetta, ci si sposta a sinistra di pochissimi metri e si imbocca in discesa il solco vallivo: dopo i primi metri su traccia più stretta, si entra in una vera mulattiera che porta all’immissione nella più larga strada di fondo della Val della Scaletta.
Ora bisogna stare attenti ad imboccare la giusta deviazione per rientrare a Pian de Bodol.
L’immissione nella strada di fondo della Val della Scaletta è a quota 1080 circa; a quota 965 circa c’è un bivio con altra stradetta forestale che va verso sinistra: si continua a destra; dopo altri 500 metri circa lineari e a quota 880/890 circa, si stacca a sinistra una stradetta-mulattiera più stretta e dal fondo meno regolare: questa è quella buona.
Per usufruire bene di questi riferimenti, è meglio ritarare l’altimetro ai 1080 metri del primo punto, o tener conto della differenza iniziale rispetto al proprio.
Dopo la svolta giusta, la stradetta continua in salita guadagnando circa 60 metri di dislivello fino a un tornante sinistro: qui la si abbandona e si va diritti per una mulattiera meno evidente ma sempre ben camminabile.
Adesso la direzione è unica fino a Pian de Bodol con diversi saliscendi.
Ci sono varie immissioni in altre stradette che cambiano di continuo la larghezza e il tipo di fondo in cui si sta camminando, e bisogna evitare tutte le deviazioni che salgono o scendono con angoli che deviano dalla tendenza generale verso nord-ovest.
A Pian de Bodol si riprende il sentiero dell’andata fino al parcheggio di partenza.
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01 - Parcheggio di inizio escursione 50 metri prima del cartello 'PRA CURT'

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02 - Svolta per mulattiera da stradetta asfaltata iniziale

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03 - Foto salendo nel bosco verso Pian de Bodol

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04 - Attraversamento mulattiera a Pian de Bodol con Casera Bodol

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05 - Foto salendo tra Casera Bodol e Casera Col de Tucche

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06 - Casera Col de Tucche

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07 - Foto tra Casera Col de Tucche e il Monte Zogo o Monte Doc

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08 - Foto in arrivo al Monte Zogo o Monte Doc

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09 - Monte Zogo o Monte Doc

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10 - Forcella del Monte Zogo o La Forcella

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11 - Cima Forcelletta

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12 - Croce di vetta del Monte Cesen

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13 - Arrivo nell'impluvio del vallone di discesa dal Monte Cesen

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14 - Attraversamento buon sentiero nel vallone di discesa dal Monte Cesen

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15 - Foto nel vallone di discesa dal Monte Cesen

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16 - Attraversamento mulattiera in pessimo stato nel vallone di discesa dal Monte Cesen

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17 - Attraversamento stradetta del CAI 1010 e inizio discesa in Val della Scaletta

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18 - Foto lungo la mulattiera nella prima parte di discesa in Val della Scaletta

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19 - Immissione nella strada forestale di fondo della Val della Scaletta

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20 - Bivio strade forestali in Val della Scaletta: proseguire a destra in discesa

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21 - Uscita da strada forestale di fondo della Val della Scaletta verso sinistra per larga mulattiera

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22 - Tornante sinistro e prosecuzione diritti per altra mulattiera un po' meno marcata all'inizio

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23 - Foto al Monte Tre Pietre e al Monte Pizzocco dalle mulattiere-stradette di rientro a Pian de Bodol

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24 - Foto al rientro al parcheggio di Pra Curt

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